The shaggs
GiULySsSsS, venerdì, 01 giugno 2007. Hai commenti (4)?

4Philosophy of the World (1969)


 


L’unico disco di questre tre tenere sorelle della Virginia, figlie di un repubblicano che non le lasciava andare ai concerti e che  impediva loro di ascoltare il rock’n’roll, fa riflettere su una cosa: se c’hai la mente sgombra da influenze, da modelli, da maestri, da numi tutelari, da muse ispiratrici, insomma da qualsiasi cosa che ti formi, ti plasmi e ti conduca verso un determinato tipo di musica, hai piu’ probabilita’ di comporre musica creativa e originale. Perche’ non hai punti di riferimento, ne’ timori reverenziali, ne’ lezioni da cui ripartire. Qui non c’e’ traccia di folk, blues, country, rock, pop: le tre sorelle ascoltavano solamente vecchi 45 giri easy-listening. Ci sono solo cantilene infantili, accompagnate da due chitarre scordate e una batteria fuori tempo. A dire il vero, la batterista sapeva suonare, ma le sue figure non s’incastrano (ma proprio per niente) con la sezione armonica (armonicaaa???). Le due chitarriste invece non solo non sanno suonare, ma nemmeno accordare i loro rispettivi strumenti. E non sanno nemmeno cantare, sono stonate come due vecchie galline spennacchiate. La chitarra fa la stessa orrenda melodia della voce. Questo disco piaceva un sacco a Zappa e (dicono gli oracoli) ha ispirato il lo-fi.


 


Il disco e’ una tortura cinese, ma siccome le Shaggs sono buone come il pane, han deciso di risparmiarci: dura solo mezzora. Ma in questi trenta interminabili giri di lancette, succede di tutto: da My Pal Foot Foot (la canzone piu’ brutta della storia) a That Little Sports Car (in cui la batteria va a casaccio e, come Coppi con Bartali, si ferma ad aspettare le due chitarre quando sbagliano strada e rimangono attardate).


 


Sociologicamente parlando, e’ un disco da cui si potrebbe partire per scrivere la storia della civilta’ americana. Abbiamo detto che questo disco si tiene ben lontano dal lurido ed erotomane blues, dal crudele e mascalzone rock, dalla drogata e frikkiona psichedelia, dal folk serio e impegnato (insomma, dai generi popolari “antagonisti” di fine anni 60), per il semplice motivo che le tre sorelline non sapevano manco dove abitasse di casa l’LSD e non conoscevano l’indirizzo di Woodstock (come detto, suo papa’ era un bacchettone, faceva ascoltare solo Dean Martin e Perry Como). Fin qui tutto, tutto ok. Uno magari si sara’ gia’ fatto l’idea delle classiche brave ragazze per bene, stracristiane, di buona famiglia, attaccate ai valori predicati da 200 anni dallo zio Sam, e quindi “integrate” nel sistema, innocui ingranacci del music business, strumenti della vorace industria discografica, merce dedita ad un pop tra i piu’ edificanti e zuccherosi. E INVECE NO! Qui casca l’asino! Perche’ le Shaggs, pur cantando liriche da candida pargola ignara del cancro che affliggeva gli States dell’epoca, pur ammorbando l’ascoltatore col loro registro trasognato e lobotomizzato, pur inneggiando inconciamente all’american way (“It’s Halloween”, immancabile tributo alla festa preferita dagli yankees) e ai suoi miti fondanti (“Who are parents”, disarmante sviolinata a mommy&dad), pur trascurando senza malizia ne’ ambiguita’ il sesso dalle loro “riflessioni” (“My companion”…..companion che poi si scopre essere non un ragazzo, ma nient’altro che la propria radio!), pur dispensando palliativi all’acqua di rose (leggete il testo della title-track e rabbrividite), mettevano a disagio. Non erano armoniose, non erano radiofoniche, non erano ammiccanti. E soprattutto, non erano ipocrite. Le Shaggs ci credevano veramente a tutto quel sistema di valori che la controcultura del loro tempo stava incrinando. Non erano false come i divi del pop, che predicavano bene e razzolavano male. Le Shaggs non si drogavano. Non predicavano il pacifismo, non perche’ fossero guerrafondaie o apolitiche, ma perche’ non ne avvertivano la necessita’ (non erano adeguatamente informate sul Vietnam). Con le Shaggs si arriva al paradosso della rivalutazione dell’oscurantismo.


 


Ecco perche’ “Philosophy of the world” non si sposa ne’ coi “rivoluzionari” (rockers, mod, freak, hippies, folksinger) ne’ coi “reazionari” (teen-idols, girl-groups, divi ingessati da alta classifica). Le Shaggs furono un oltraggio per chiunque, perche’ erano le uniche vere anarchiche della loro epoca, inevitabilmente non-allineate, sgradevoli e disgustose perche’ erano sincere, genuine, spontanee, buone e non buoniste.Io le amo.


Io pure le amo,splendida recensione.


 
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